L’attesa.

szandri - il tempo

Lascio a questa piccola, incompleta vignetta il compito di suggerire il turbinio di emozioni che ho dentro in queste settimane… mesi, ormai.

Tra una decina di giorni l’attesa avrebbe dovuto concludersi, e invece quell’attesa si è interrotta già tanto tempo fa e nel mezzo si è inserita un’attesa diversa, piena di incognite e di tormenti.

In queste settimane mi sono ritrovata a fissare il muro tante volte, pensando che ironicamente l’attesa di ciò che ci auguriamo procede parallelamente all’attesa di ciò che vorremmo schivare.

Vorrei dire tante cose e invece tutto ciò che mi viene è un pensiero banale, banale come le giornate che si susseguono senza fare eccessivo rumore.

Si passa una vita a fare progetti, a programmare, poi le cose vanno comunque come vogliono loro, tu puoi solo cavalcare le onde o approfittare del mare liscio, quando c’è, per colmare le distanze che ti separano da ciò che desideri. Sempre che tu sappia che cos’è.

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Barcolana 49, che emozione!

Non so spiegare il brivido provato ieri al colpo di cannone che segnava la partenza della quarantanovesima Coppa d’Autunno Barcolana.

Ma posso provare a descriverlo.

Chiudete gli occhi ed immaginate duemila barche in mare di fronte a voi, di dimensioni diverse, tutte insieme, vicine vicine, sparpagliate ed in movimento lungo una linea di partenza estesa, ma non abbastanza da contenerle tutte. Immaginate l’affollamento, tentate di percepire il vociare crescente mentre vi avvicinate, il rumore del vento, delle cime che vibrano nelle raffiche. Lo sentite lo sciabordio delle onde che accarezzano la chiglia?

Immaginate di essere su una barca relativamente piccola e di puntare dritto alla marea di vele che avete di fronte, nel tentativo di avvicinarvi il più possibile a quella trasparente linea di partenza: è come entrare in un inferno blu fatto di scafi, tangoni, alberi, vele e parabordi in veloce movimento. Qui e lì, tra gli alberi ondeggianti, si innalzano vele grandi come palazzi. Sono i Maxi, veri giganti del mare. Quando meno ve l’aspettate ve li trovate a mezzo metro; scivolano via veloci come squali, aspettando il via.

La randa è gonfia di vento, a tratti capricciosa, il motore ancora acceso, in folle. Ci vogliono bravura, concentrazione, lucidità per evitare lo scontro. Bisogna fidarsi gli uni degli altri: a bordo ognuno ha il suo compito, ognuno ha il suo perché. Si è tanti, si è uno.

Il VHF gracchia, manca poco al colpo di cannone, sul cellulare il cronometro corre impazzito.  C’è una gran confusione, ma la sensazione è quella di un caos smorzato dall’ovatta, uno strano silenzio d’attesa. Tutto si muove al rallentatore. Si spegne il motore, con le mani salde sulla scotta si trattiene la vela, quel tanto che basta a non oltrepassare la linea. Apnea.

Il fatto è che anche se te lo aspetti, il colpo è come una scarica elettrica. L’audio torna all’improvviso, e in una manciata di secondi si alza il fiocco, le vele si gonfiano, si prende velocità. Urla, scontri, parabordi, confusione. Oltrepassare quella linea e lasciare che il vento ti spinga lontano è come riprendere fiato dopo minuti trascorsi a dimenarsi sott’acqua, trattenendo il respiro.

Veloci, veloci verso lo spazio blu che si apre appena oltre la partenza.

Barcolana, dalla terra come dal mare sei sempre un’emozione indescrivibile.

– – –

Dove non arrivano le parole forse arrivano le immagini, perciò vi lascio qualche suggerimento per farvi venir voglia di passare per Trieste l’anno prossimo, in occasione dei 50 anni di questa splendida manifestazione!

QUI trovate  un video della partenza vista proprio da una delle imbarcazioni (decisamente più grande di quella su cui ero io!). Purtroppo il botto del cannone non si percepisce nella registrazione, ma vi assicuro che si è sentito bello forte!

Qui e qui alcune foto “serie”, qui  un grazioso video realizzato da uno spettatore a terra.

A seguire vi lascio qualche foto scattata da me, certamente meno spettacolare, più personale. Non ho scattato in partenza perché ho guardato e basta, con gli occhi spalancati ed un brividino a metà tra paura ed eccitazione… ho preferito godermi l’emozione senza filtri, e devo dire che ne è valsa la pena!

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Infine vi lascio un video, quasi una dichiarazione d’amore a questa stupenda regata, ma soprattutto alla vela ed alle emozioni uniche che il mare ed il vento possono regalare.

 

Note.

Ci sono immagini che mi portano lontano, ad anni che sembrano vicini, ma che in realtà sono scivolati via veloci e silenziosi come l’acqua sotto i ponti, e sono distanti ormai più di una cifra.

Sono ancora io quella persona, eppure quanto sono cambiata…

Ultimamente scrivo poco; è come se tutta la vita che riversavo nella scrittura scorresse impetuosa dentro di me. Difficile spiegare questa sensazione, inaspettata ed inusuale. Mi accorgo con stupore che nelle ultime settimane sta succedendo quello che non pensavo sarebbe successo: le emozioni degli anni che hanno preceduto il mio ritorno a casa stanno scolorendo come foto al sole, sembrano appartenere ad un’altra vita. Per me, che ho sempre vissuto nella nostalgia obliqua del passato, è qualcosa di nuovo e sconcertante.

Mi tornano in mente i versi di Montale:

“… Trema un ricordo nel ricolmo secchio,nel puro cerchio un’immagine ride. Accosto il volto a evanescenti labbri:si deforma il passato, si fa vecchio, appartiene ad un altro…”

Se solo la mia professoressa delle medie sapesse quante volte mi sono tornati in mente queste parole forse si sentirebbe orgogliosa del proprio lavoro.

Quanta vita si nasconde in profondità, quanti sussulti segreti o condivisi dietro ad ogni immagine evanescente, che il tempo consuma e leviga?

Stento a credere di essere sempre io quella persona.

Guardo le foto e scruto la mia pelle liscia, il sorriso pieno di entusiasmo, i ricci lucidi sullo sfondo dei tanti luoghi che nel tempo ho chiamato casa. A distanza di dieci anni in quegli scatti mi trovo bella: all’epoca mi sembrava di non fare abbastanza, e invece oggi vedo chiaramente quanta pienezza caratterizzava quei giorni. Mi chiedo se un domani proverò lo stesso guardando le foto che scatto compulsivamente adesso, quasi un tentativo di intrappolare la sabbia che scorre nella clessidra.

Però non si può fermare il tempo.

Per quel che ne so, la musica è l’unico strumento che può compiere questa magia.

Oggi per esempio ho ascoltato questa canzone ad occhi chiusi, per diverse volte, ed almeno per un po’ tutto è stato di nuovo presente. Tutto è emerso di nuovo da qualche parte, dentro di me, rimescolando ciò che è stato e ciò che è.

La musica mi restituisce intera ed intatta a me stessa, anche quando mi sembra di aver dimenticato chi sono, anche quando mi vedo solo a metà.

Oggi va così.

szandri - invidia vs consapevolezza

Ho rimuginato un po’ prima di condividere questo disegnetto. Ma oggi va così, e per una volta vorrei condividere anche un’emozione negativa, chissà che esternarla non aiuti a lavarla via ed a guardare alla realtà con la giusta obiettività. Si può essere infelici per tante piccole cose, per tanti piccoli attimi, poi però bisogna anche leccarsi i graffi e riconoscere che in qualche modo (e per fortuna) le piccole ferite prima bruciano, poi prudono ed infine guariscono. La gratitudine per quello che abbiamo la dobbiamo al mondo – ma soprattutto a noi stessi – ed è un’inesauribile ricetta di felicità.