Verità.

Qualche anno fa mi feci male in barca. Finii al pronto soccorso e ne uscii con cinque punti in testa. Alla stessa regata a cui partecipavamo noi prendeva parte anche una ragazza visibilmente incinta, ma tutti sapevano bene che non si trattava di me. Tuttavia alla fine della giornata sui pontili era sulla bocca di tutti la storia secondo la quale ero finita al pronto soccorso ed ero (evidentemente a mia insaputa) “molto” incinta… per di più di due gemelli!

All’epoca questa cosa mi aveva fatta ridere molto, ma ero rimasta colpita dalla velocità con cui la storiella era diventata verosimile nella testa di chi la commentava. Gli ingredienti c’erano tutti. C’era una ragazza incinta (sì), c’era una ragazza al pronto soccorso (sì), ma c’erano anche (e soprattutto) il sentito dire, la curiosità morbosa e quel dettaglio in più che rendeva la cosa particolarmente interessante. E infine c’era la chiacchiera.

Si tratta solo di un aneddoto, ma mi ricorda tanto le cose che leggo in giro in questi giorni. Il mio pensiero, forse poco popolare, è che le supposizioni e le bugie rimangono sempre supposizioni o bugie, anche se ci sembrano verosimili, anche se SONO verosimili, e anche se ci piace crederci perché rispecchiano il nostro modo di vedere la realtà, di percepirla.

Sinceramente non me la sento di pronunciarmi sul singolo episodio – chi legge avrà sicuramente capito a che cosa mi riferisco – ma sono rimasta comunque inquietata dall’arcobaleno di reazioni del webbe.

Viviamo nell’epoca veloce in cui tutto è nero o tutto è bianco. Chiunque provi ad infilarsi nel mezzo viene bollato con comode etichette preconfezionate. E io che per natura sto nel mezzo mi trovo davvero in difficoltà nell’esternare un pensiero come questo, perché comunque vada il rischio è che mi si attribuisca un colore in cui non mi riconosco.

Mi piacerebbe davvero tanto che riuscissimo a guardare ai fatti nella loro oggettività, sforzandoci di non applicare i nostri filtri, di non piegarli alle nostre paure, alla nostra visione del mondo. Perché sinceramente credo che nel momento stesso in cui lo facciamo diventiamo parte di quello stesso problema che in buona fede tentiamo di risolvere.

Cito nuovamente il blog Hic Rhodus, di cui non sempre condivido i post, ma che è per me un’interessante fonte di riflessione logica.

Un’amica ha raccontato, su Facebook, come un suo conoscente, da lei richiamato per avere divulgato una fake news, le abbia detto che non gli importava e che non intendeva rimuoverla, perché lui è arrabbiato, quella fake era in qualche modo plausibile, e questo era il suo modo di reagire a una politica che non gli piaceva. Il senso di questo aneddoto è tremendo; le fake, in maggioranza costruite ad arte da mestatori di professione, diventano funzionali in maniera consapevole a chi prova disagio e frustrazione e vuole protestare; spargere falsità, consapevolmente, perché si vuole male al mondo, al governo, alla casta, al destino cinico e baro che ci ha avviliti. Abbiamo superato di un balzo, in modo irreversibile, l’idea di popolo ignorante che subisce il linguaggio aggressivo e falso, e siamo approdati in una terra di popolo che utilizza consapevolmente il falso per accreditare propri valori, credenze e modi di agire. Non più: sono stato manipolato, la mia colpa è solo l’ingenua ignoranza, bensì: io manipolo, e mi faccio parte di tale manipolazione, mi compenetro di una plausibile ma distorta verità che fa comodo per giustificare il mio malessere, fornisce una cornice di senso (artefatto) alla mia reazione al mondo.

E la cosa tragica è che vale per tutti.

truth

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20 thoughts on “Verità.

  1. “Se racconti tante volte una bugia, quella diventa vera” diceva un tizio che se ne intendeva.

    Si chiamava Goebbels.

    P.S.: in verità non ho capito a cosa ti riferissi…

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        • Ok, allora lo dico chiaramente :).
          Mi riferisco ai commenti ed alle condivisioni di notizie non verificate che hanno fatto seguito al lancio d’uovo nell’occhio della malcapitata Daisy Osuake. Ho letto addirittura tweet di gente che sosteneva fosse stata aggredita da un branco, e commenti verbalmente aggressivi nei confronti di chi – pur condannando l’atto – metteva in dubbio la sua correlazione con il razzismo.
          Nessuno nega che il razzismo esista e sia diffuso (ma certo non da pochi mesi). Tuttavia forzare ogni episodio in quella cornice è controproducente. Comprendo che una persona che già probabilmente è stata oggetto di commenti razzisti e di episodi poco piacevoli possa percepire l’accaduto come l’ennesimo atto razzista. Non comprendo invece e non condivido l’uso strumentale che si fa di una notizia falsa o se non altro non verificata per generare indignazione o per tirare acqua al proprio mulino. Non lo capisco perché è una contraddizione e non lo tollero perché è criminale… quindi sono veramente a disagio.
          Il post tuttavia avrei potuto pubblicarlo già qualche tempo fa, quando al signor Oettinger vennero messe in bocca parole mai pronunciate, con il palese intento di creare indignazione.

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          • E specifico ulteriormente.
            La mia opinione è che l’accaduto potrebbe includere entrambi gli aspetti: idiozia e razzismo.
            Per esempio: sono uno che non ha niente di meglio da fare, nella nostra epoca sbandata, che andare in giro a lanciare uova alla gente da una macchina in corsa. Lo faccio ripetutamente, ma non centro mai l’occhio di qualcuno, o se lo faccio comunque non è l’occhio di un’atleta di colore che gareggia per l’Italia, perciò la cosa probabilmente non finisce sui giornali, o se ci finisce è solo nella forma di misero trafiletto nella sezione cronaca della stampa locale. Poi mi capita l’occasione di tirare l’uovo a una persona con la pelle nera, e magari lancio con ancora più gusto proprio per questo motivo, perché gli immigrati ci portano via il lavoro eccetera eccetera ed in fin dei conti ben gli sta. Però la malcapitata non è una sconosciuta qualunque e non è una prostituta, la lesione è più seria e la cosa finisce sui giornali, lei si sfoga e dice che dal suo punto di vista l’uovo è stato lanciato proprio a lei perché ha la pelle nera. La cosa piace molto a chi vuole sottolineare come ultimamente in Italia ci siano sempre più episodi di razzismo. Non importa che la cosa sia stata smentita, perché “tanto è innegabile che gli episodi di razzismo siano aumentati”. Quindi vai con le condivisioni, vai con i tweet sempre più arditi: “aggredita da un branco” e così via. I tweet vengono ripresi a tradotti anche in altre lingue. La notizia finisce oltre i confini nazionali. Grande indignazione e la seguente conclusione è: l’Italia è un paese di razzisti ignoranti e l’attuale governo ha la colpa di tutto ciò. Non le politiche scellerate ed inconcludenti degli ultimi anni E ANCHE degli ultimi mesi, no. Solo questo governo, solo gli ignoranti italiani che lo hanno votato. Poco importa che le ragioni del voto siano abbastanza evidenti, anche se non condivisibili (almeno da parte mia).
            Ogni tentativo di riportare l’accaduto al fatto è cassato con commenti del tipo “Certo, non sono razzista MA” e così via da parte dei commentatori di una certa parte.
            Lo stesso era accaduto con Oettinger, solo che quella volta i commenti arrivavano dall’altra parte.
            In questo contesto io mi trovo nel mezzo e solitamente quando mi azzardo a parlare le becco, o da una parte o dall’altra. Per il momento – per fortuna – solo a parole.
            Ma il passo, si sa, è breve.

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            • Questo non è in discussione. Secondo me però il pericolo non è solo la banalizzazione: questo tipo di strumentalizzazioni portano ad una polarizzazione sempre più marcata, ad un’estremizzazione che non può che generare altra violenza. E la domanda, come sempre, è “cui prodest”?

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                • Io invece sì, ma non mi riferisco tanto a chi è “esasperato” nei confronti degli immigrati… per esempio io sono abbastanza esasperata ormai, ma a causa di questo tipo di fenomeni. Vedo persone di cui ho stima condividere contenuti non verificati, palesemente rimaneggiati a favore della tesi che sostengono, e mi cade tutto. Chi condivide queste notizie senza verificarle per come la vedo io è già sull’esasperato (o meglio polarizzato) andante, in un senso o nell’altro. Lo trovo davvero inquietante, non ci rendiamo nemmeno conto di quanto peso abbia una condivisione.

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                    • Ho pensato molto a questo nostro scambio… sono sicura che tu abbia capito, ma ci tengo a precisarlo: l’argomento del mio post non era ovviamente il razzismo, bensì l’informazione. Oggi – nonostante la smentita ufficiale del movente razzista nel caso specifico di cui abbiamo detto qui sopra – ho letto commenti che comunque GIUSTIFICANO la forzatura, come se l’informazione non dovesse essere sempre e comunque verificata ed il più possibile imparziale. Oggi a differenza di una volta quando crei un contenuto ne perdi il controllo, perciò non puoi diffondere contenuti non verificati con leggerezza. La maggior parte delle persone che hanno condiviso la notizia dell’attacco razzista invece sono ancora convinte che non sia una cosa grave.

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  2. Provo la stessa confusione e disagio nel leggere l’orda di notizie che si contraddicono a vicenda, con gli schieramenti che propendono per la tesi che più si adatta al proprio pensiero. Per il caso specifico che citi, ieri ho visto l’atleta Daisy Osuake che, intervistata in diretta, sminuiva la matrice razzista aprendo il discorso al tema più ampio della convivenza civile; per poi leggere una sua stessa intervista su carta in cui parlava più esplicitamente di razzismo…ecco, non si capisce nulla, se anche le vittime poi arrivano a dover dare una tesi con nuance diverse a seconda delle testate che le intervista. Non so, il clima è già pesante di per sé, e il modo in cui ci stiamo abituando a fruire dei media e delle notizie, senza ricercarne l’obiettività, è veramente preoccupante.

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  3. il problema secondo me è che ci sta mancando la voglia di capire come gira il mondo e deleghiamo ad altri di capirlo per noi. Poca fatica e si sta nel gregge a belare. Tanto qualcuno penserà per noi. Certe equazioni cozzano col buon senso. Ad esempio i migranti rubano i lavori a noi italiani. Nessuna pensa o vuol pensare che se non lo fanno loro, non lo fa nessun italiano. Nei campi a raccogliere la frutta ci sono i migranti, trent’anni fa erano gli studenti che si mettavano in tasca qualche spicciolo. Adesso gli studenti preferiscono non fare un tubo, stare su FB, fare cavolate per ingannare il tempo, fumare delle canne – nel migliore dei casi.
    Può sembrare un discorso generico ma è la realtà.

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  4. Pingback: Su(lla) Verità e certe sue conseguenze | Suprasaturalanx

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