Cucù

C’è silenzio da un po’, su questo blog.

Non è che io non abbia cose da dire, è che perlopiù negli ultimi tempi le dico a me stessa. Mi faccio dei gran discorsi, con tanto di domande e risposte. A volte mi rendo conto che parlo anche a voce alta – borbottando, s’intende. Più di qualcuno mi avrà presa per rincretinita, incrociandomi per strada.

Anche oggi mi sono sorpresa a borbottare tra me e me durante la pausa pranzo, ma oggi non se ne sarà accorto nessuno perché con il freddo che c’è ero tutta imbacuccata e la sciarpa copriva ben bene anche la bocca.

Come mi ha resa felice, questa piccola passeggiata di un’oretta per le strade di Trieste! Fuori c’è bora, ma una bora gentile. Il cielo a ora di pranzo era grigio grigio, la luce bianchissima. C’erano gabbiani che si lasciavano trasportare dal vento sul Canale di Ponterosso, dove mi sono fermata a scattare una foto a James Joyce, fermo lì come uno stoccafisso nel freddo di Novembre, a fissare la sua casa di un tempo fregandosene delle raffiche gelate.

james joyce - szandri

Adoro queste giornate. Non si respira ancora l’atmosfera natalizia, ma nell’aria si avverte qualcosa di diverso, di gioioso. Sono l’unica felice che il caldo si sia finalmente levato dalle scatole (e speriamo che almeno fino a Marzo non si faccia più vedere)?

Trieste in questa stagione ha un fascino particolare. Sarà che la città – con le sue facciate mitteleuropee – è algida ed elegante come il vento novembrino. Fredda fuori, calda dentro.

Ho fatto una pausa veloce al Caffé degli Specchi, uno dei suoi antri caldi appunto, dove ho sorseggiato in tutta calma un Capo in B con l’immancabile bicchierino di cioccolata calda a parte.

capo in B szandri

Tornando verso l’ufficio mi sono scoperta a sorridere come un’ebete di fronte a due cagnolini di taglia XS che si rincorrevano in cerchio annusandosi il posteriore (sì, sono tra quelli che sorridono ai cani invece che ai padroni). Di fronte al negozio di Mauri mi sono ritrovata avvolta da una nuvola soffice di profumo, ma solo per un secondo. Il vento spazza via in fretta le illusioni olfattive ed il calore degli interni. Ti lascia solo dei suggerimenti, dei frammenti inafferrabili. Come si può spiegare spiegare il grumo di ricordi racchiuso in uno degli sbuffi caldi provenienti dal negozio di Mauri, o nel profumo delle clementine che sbuccio ogni due ore di fronte al pc?

la magia della clementina - szandri

Tre anni fa disegnavo questo. Ed è sempre vero 🙂

Novembre sospeso, come me, tra una raffica e l’altra.

Pieno di domande, pieno di speranze, pieno di algida bellezza.

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Ero anche più giovane di adesso.

Qualche giorno fa ho realmente creduto di morire. Poi invece mi hanno detto che no, che non stavo morendo, che era un attacco di panico. Ed io – che in fondo ho sempre pensato che la storia degli attacchi di panico fosse un’esagerazione – ho realizzato per l’ennesima volta che giudico con troppa superficialità.

Ad ogni modo, questo crollo nervoso è giunto al termine di un mese a dir poco stressante e ne avrei fatto volentieri a meno. Ma siccome non c’è un male che non sia un bene (almeno così si dice) ho tentato di mettere a frutto queste giornate di riposo forzato provando a mettere un po’ d’ordine nella mia testaccia.

Tanto per cominciare, ho riesumato i vecchi diari personali che tenevo sepolti in un cassetto e li ho riletti. TUTTI. Durante la lettura ho sospirato un po’ e mi è scesa pure qualche lacrimuccia, poi però ho provato l’irrefrenabile istinto di distruggerli. Ma siccome in alcune pagine davo prova di una lucidità che forse non ho nemmeno oggi, malgrado ora io sia ben più vecchia e navigata, ho deciso di strappare qualche pagina e tenermela… mai si sa che in futuro mi giovi poter fare affidamento sulla persona che ero. E poi qui e lì avevo messo nero su bianco delle verità inconfutabili – giusto per averle sempre ben chiare – tipo “il mondo è pieno di donne che piangono e di stronzi che ridono”, così come dei testi che desidero mi accompagnino sempre (ho tenuto per esempio una poesia di Borges, El remordimiento, che reputo un memento da conservare), ragion per cui mi sembrava brutto buttare via proprio tutto.

Dopo aver letto pagine e pagine di lacrime e confessioni da zerbino maltrattato mi sono distesa e ho pensato (è evidente che molti dei miei problemi derivano dall’incapacità di spegnere il cervello). Innanzitutto ho pensato che tutti quegli anni passati a disperarmi erano in realtà ricchi di persone ed avvenimenti interessantissimi, che avrei potuto godermeli molto di più e che sicuramente oggi sarei più serena se avessi scelto quella strada invece di tenere lo sguardo basso, fisso sul marciapiede. Poi ho pensato che però – siccome per l’appunto non c’è un male che non sia un bene – tutto quel tempo passato con me stessa, ostaggio dei miei pensieri ossessivi e delle mie paturnie, mi ha resa una persona a)capace di stare sola senza problemi e b)capace di osservare le piccole cose e trarne benessere. Certo, mi ha anche resa un tantino ipersensibile, e non sono sicura che questo sia un bene, ma d’altra parte se questo è il prezzo da pagare per sentirmi al 100% umana, allora va bene così. Infine ho pensato – già prossima alle braccia di Morfeo – che se c’è qualcosa che devo imparare da sei anni di piagnistei è che è inutile farsi tante seghe mentali, il tempo passa e con il tempo passa anche tutto il resto, bello o brutto che sia. Il peccato – l’unico peccato – è lasciare che passi senza viverlo.

E poi mi sono addormentata.

Il sole splende e le ombre si allungano in questa domenica di inizio Settembre, principio di un nuovo anno. L’aria é tiepida, il mare brilla e la luce filtra silenziosa tra gli alberi. Distesa nella penombra mi ritovo a pensare – con la malinconia che si addice a chi invecchia – che sono grata per tutto quello che ho avuto e che ho, e che sarebbe bello se tutti potessero dire altrettanto.

Ricolmo.

Ci sono delle giornate in cui la bellezza che mi circonda è tale da farmi dubitare di poterla contenere tutta senza farla traboccare. Capita soprattutto quando in autunno l’universo ci regala in un’unica giornata il sole ed il vento freddo da nord est.

Fuori dalla finestra stamane le foglie rosse danzano nella luce obliqua, disegnando ombre incostanti sulla mia scrivania.

Ieri ho passaggiato sulle rive di un lago vestito d’autunno, l’acqua dello stesso colore dei sogni.

szandri autunno da sogno

Il giorno prima ho guardato a lungo una vela solitaria attraversare il mare increspato dal vento. Blu cobalto.

Giorni come questi bisogna assaporarli tutti, dal primo raggio di sole al mattino fino al cielo freddo ricolmo di stelle, quando arriva la sera. Felicità racchiusa in un brivido.